Una cassetta lignea del III secolo d.C. ed il suo contenuto, provenienti dalla Nave A rinvenuta presso il Cantiere delle navi Antiche di Pisa, sono esposti in mostra presso il Salone del Nicchio del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
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E' uscito il numero di Luglio di GRADUS, rivista di archeologia dell'acqua.
Questo numero è diviso in due parti, la prima sul Salone del Restauro di Firenze 2009, la seconda sul ciclo di seminari e laboratori didattici " Un filo tra passato e presente" all' interno della XII Settimana della Cultura
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Il sito internet del Cantiere delle Navi Antiche di Pisa e Centro di Restauro del Legno Bagnato si rinnova, nella grafica e nei contenuti. Tutte le pagine del sito, sono state costruite secondo i parametri dettati dal W3C.
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Il bagaglio di un marinaio
Il ritrovamento della cassetta lignea presso il Cantiere delle Navi antiche di Pisa costituisce un avvenimento eccezionale da molti punti di vista. Le caratteristiche ambientali specifiche del sito hanno permesso il ritrovamento di reperti, come quelli lignei ed organici in generale, la cui conservazione, alle nostre latitudini, è estremamente rara. Alla relativa rarità questo tipo di ritrovamenti nella nostra Penisola, si aggiungono altre caratteristiche che rendono questa scoperta un vero e proprio “cameo” all’interno del vasto panorama offerto del sito archeologico di San Rossore, che spazia dal VII secolo a.C. al VII secolo d. C.
La cassetta lignea, rinvenuta all’interno dello scafo della Nave A, una grande oneraria risalente alla metà del III secolo d.C., costituisce quello che gli archeologi sono soliti definire “un contesto chiuso”: un insieme di oggetti che le circostanze hanno preservato esattamente nello stesso modo in cui furono lasciati al momento del loro abbandono all’interno della stratigrafia archeologica.
Il manufatto è stato infatti rinvenuto nella posizione originaria di giacitura, intatto e munito ancora del suo coperchio bloccato dalle cerniere e dalla serratura originali. Questo ha fatto in modo che il contenuto della cassetta non si disperdesse all’interno della stratigrafia, ma giungesse fino a noi dimostrando di aver subito danni relativi, nonostante il passare di poco meno di duemila anni dalla sua costruzione e dal suo utilizzo.
L’insieme dunque si presta in modo esemplare all’esposizione di uno spaccato di vita quotidiana, ambientato nella piena Età Imperiale, dove anche semplici effetti personali, come un gruzzolo di monete, un piccolo set per la medicazione, una lettera e pochi altri oggetti, possono proiettare il visitatore in una dimensione più vicina, più confidenzialmente realistica della storia.
Una serie di pannelli illustra brevemente il contesto generale del sito pisano, contestualizzando il ritrovamento della cassetta all’interno dell’imbarcazione, spiegando le tecniche di scavo, di documentazione e di restauro, cui i materiali sono stati sottoposti per comprenderne la funzione e garantirne la conservazione.
La riproduzione dei reperti è stata invece allestita per permettere da un lato la possibilità di un approccio “tattile” ai reperti antichi, e dall’altro per garantire la comprensione di alcuni elementi, come ad esempio il sacchetto in fibre vegetali che costituiva il contenitore del gruzzolo di monete, che non hanno resistito al passare del tempo in condizioni idonee ad essere apprezzati e compresi dall’ampio pubblico dei visitatori.
Ai dispositivi multimediali, rigorosamente costruiti a partire dalla documentazione scientifica eseguita in sede di scavo e di restauro, è affidato infine il compito di ricreare per tutti i visitatori, quell’atmosfera di magia che solo la scoperta del nostro passato e lo studio della nostra storia sono in grado di regalarci.